martedì 27 febbraio 2018

Il vero problema di Comincini.

 

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 NESSUNO PARLA

In risposta al commento di Malcom Lastoria, Comincini risponde "Belcom Lamiastoria da Sindaco di Cernusco". Una storia allargata rispetto al titolo del post.

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Sig. Eugenio Comincini,

Potrei ricordarle, nel merito, quante e quali contestazioni ho avanzato sul suo operato, in parallelo a quelle verso le precedenti Amministrazioni, a partire dal 2006 (e dai primi passi da blogger) per il ri-appassionarmi al mio Paese, dopo dieci anni di volontario esilio.

Un interesse da lei definito, almeno all’inizio, “Amore per la città” che però diventa presto scomodo quando ho iniziato a trattare temi e puntato il dito su grosse questioni culminate con la denuncia pubblica nella discussione  Bilancio partecipato e Bilancio taroccato" del giugno 2011, con particolare riferimento alla tutt’ora nebulosa ed impenetrabile gestione del Pubblico Patrimonio Abitativo (canoni e spese).

Tema amministrativo-politico trasversale del quale lei non fa menzione e di cui - sono certo -  ricorderà tutto, compreso il colloquio personale delicatissimo e improduttivo che ne è seguito.
Potrei accennare al PGT, alla “Monnezza”, alle sue sensazioni percezioni Ospedaliere della Martesana, alla Città della Scienza, al bluff del PLIS con aree verdi che si sovrappongono al cancro delle Cave per approdare a Carosello-Aironi sul quale pesa, eccome, quel “non dipende da noi” sempre da lei sostenuto pilatescamente, confermato dal Sindaco Zacchetti (ref. ultimo numero di Voce Amica, mensile della Comunità Cristiana Cernuschese filo istituzionale), come se accontentarsi di un piatto di lenticchie con la vendita del parco degli Aironi per consentire l’ampliamento del centro commerciale, non sia - questo sì – irresponsabile poiché implica la sottrazione alle generazioni future di un bene collettivo.
Non servirebbe a nulla riesaminare e ridiscuterne. Si aggiungerebbe tempo perso a tempo perso, se non fosse che tutto il discusso mi ha personalmente arricchito e finalmente “aperto gli occhi”, nonostante i suoi pubblici fastidi e contrasti sulle mie pubblicazioni, o sui dibattiti pubblici dei “tre-minuti-tre" a disposizione di chi sta dall'altra parte.
Una ricchezza che mi ha fatto riflettere molto e che mi ha portato prima ad essere meno lupo solitario, poi a cercare condivisioni fuori dai ritriti riferimenti partitici passando, ahimè, attraverso la perdita di antiche amicizie a cui fortunatamente se ne sono aggiunte di nuove e preziose, ancorché trasversali per fresche affinità elettive in consolidamento, anche familiare.
Ambienti per me nuovi e che rimpiango di non avere prima frequentato né conosciuto. Amicizie rispettose dei miei principi e credenze. Ambienti, o meglio Persone che al di là delle provenienze eterogenee, condividono e lottano su temi sociali ed ecologici che condizionano e influiranno sempre più su tutta l’umanità, le povertà, le ricchezze: l’eterna lotta fra l’avere e l’essere.

Tutto però s’inquadra, si affievolisce, si ricostruisce, si ricrea, si innesta su una maturanda questione fondamentale che mi prende, anche come fedifrago credente: la cura della casa comune, sottotitolo dell’Enciclica “LAUDATO SI” di Papa Francesco, a fronte della quale ogni questione territoriale, insieme alla penosa contingenza partitica elettorale, assume contorni completamente diversi. 

Ho cominciato a leggerla l’Enciclica. Poi mi sono fermato perché mi appare inavvicinabile pur nella semplicità del lessico, dei pensieri, delle indicazioni e delle conclusioni. Ma intendo riprenderla, anche perché tutto o quasi l’ambiente Cattolico della Comunità Cernuschese mi appare molto tiepido se non addirittura del tutto assente.

Per questo non apprezzo per nulla chi, come lei, con tanta solerzia ed arroganza pone in primo piano l’ego del proprio operato, ben scritto nell'Enciclica.